(mi ci vuole troppo a cercare tutte le parti precedenti.)
Il mio aereo da Roma a Washington ha accumulato due ore di ritardo a causa dei "venti avversi". Cosi' ho perso ben due voli per SF. In questa situazione si e' trovata la maggior parte dei passeggeri. Questo e' normale: in ogni volo transoceanico, la maggior parte dei passeggeri ha una destinazione ulteriore. Le compagnie sono altamente preparate per questa evenienza, e so che mi piazzeranno sul prossimo volo disponibile. Me ne sto tranquillo e aspetto che tutto si sistemi.
Il problema e' che, comprensibilmente, il passeggerio medio, chiamiamolo Mario, ha poca familiarita' con i voli transoceanici e la frequenza con cui accumulano ritardi. Mario sa di avere una coincidenza che parte 2h , 30 min dopo l'orario d'arrivo ufficiale del suo primo volo. Considerando il ritardo di due ore, Mario non ce la fara', sebbene speri di poter attraversare l'intero aeroporto. Il problema e' che Mario e' (i) irritato per il volo che ha perso (ii) ha paura di non essere in grado di partire in tempi brevi, e magari di rimetterci anche dei soldi. A questo punto, Mario comincia a innervosirsi.
Chiama una hostess. La hostess gli da' una rassicurazione generica, che non lo libera dall'incertezza. Per giunta, lo fa con il paternalismo dell'insegnante che spiega al ragazzino di prima elementare, che la mamma arrivera' alle cinque. Pochi minuti prima dell'atterraggio, Mario prova con un'altra hostess; stessa storia.
Una volta arrivato al gate, Mario raduna velocemente i bagagli. Si fa strada spingendo e guadagna forse due posizioni. Comincia a correre, gira un corridoio, e ... si trova davanti a una gran folla: la fila per il controllo passaporti/visti/documenti etc. (che gli Americani chiamano, pittorescamente,
Immigration). Mario non e' fortunato: oggi la fila per i non-residenti e' un serpentone di sette/otto anse. Ci vorra' almeno un'ora per passare dall'altra parte. Mario comincia a cercare di parlare alle persone che lavorano nella zona dell'
Immigration--ignaro del fatto che si tratta dei piu' crudeli individui che il governo americano e' riuscito a trovare. Gesticolando enfaticamente, spiega che il suo aereo parte fra 5 minuti, e lui altrimenti non sa che fare. Ma l'impiegato, anch'egli con una punta di superiorita' e il tono di chi finalmente puo' esercitare il potere maturato con la sua posizione, lo rimette in fila senza troppe spiegazioni.
A questo punto, Mario vive una delle ore piu' irritanti della sua vita. E' preoccupato, incazzato e stanco. Arrivato alla fine della fila, scopre di aver completato l' I-94 sbagliato--quello bianco invece di quello verde--cosi' si prende un altro paio di insulti dal poliziotto incaricato di controllare i suoi documenti. Questo e' un suo errore, ma nella situazione aumenta la sua frustrazione.
Passato dall'altra parte, raccoglie le sue valigie, passa la dogana senza problemi (eccetto il suo stato emotivo, s'intende), e finalmente scopre che la compagnia lo aveva gia' sistemato sul volo successivo e, in fondo, non c'era ragione alcuna di preoccuparsi.
Ok. Vi ho disegnato un Mario un po' apprensivo, e forse alcuni di voi non vi si riconosceranno minimamente. Ma, secondo me, il suo stato d'animo e' perfettamente comprensibile. La mia impressione e' che le compagnie aeree e gli aeroporti facciano poco per spiegare quello che per loro e' un semplice automatismo.
Mi piacerebbe invece che dessero una spiegazione sistematica, con tutti i disclaimer del caso, dei meccanismi che vengono messi in moto quando l'aereo e' in ritardo. Questa spiegazione puo' essere tranquillamente data a bordo dell'aereo (per esempio, puo' sostituire la sezione della rivista in cui vengono date nel dettaglio le piantine degli aeroporti: ma, dico io, chissenefrega!). Metterebbe il cuore in pace a Mario e a tanti come lui.